Perché SerraGlia?

“Serra” era il nome inventato da ragazzino che lasciavo al fotografo quando portavo a sviluppare le foto dei graffiti, “Glia” è un ricordo-italianizzato della mia tag in quegli anni: yahoo.

Come passi le tue giornate?
Sentendomi un osservatore distaccato.

E cosa osservi? O cosa hai osservato, ad esempio, ieri?
Camminando, osservo la realtà che mi circonda, il più delle volte sentendomi un estraneo.
Cosa ho osservato ieri?
Due nuvole, spinte dal vento, che cercavano di abbracciarsi.

Nel tuo testo sui principi dell’arte poni in rilievo il fattore tempo e l’immaginazione...e il sentimento, la passione?
Ma certo! Ma tutti gli esseri viventi hanno dei sentimenti! La passione non esiste senza sentimento, ed è proprio il sentimento che ci distingue da una macchina.
Tutti hanno dei sentimenti, ovviamente ci sono un’infinità di sfumature diverse che cambiano da individuo ad individuo: da chi vive di soli sentimenti a chi vive di pura utilità ed è proprio il rapporto che c’è tra questi due modi opposti di vedere le cose che fa andare avanti la società, ma è solo il giusto equilibrio tra le due parti che può generare qualcosa di armonioso. In questo momento penso che si stia attraversando un periodo molto utilitaristico dove le leggi dell’economia cercano di dominare su tutto, sentimenti compresi.

Secondo te sarà mai possibile per l’umanità trovare quell’equilibrio che dici? Credi che l’abbia mai avuto?
L’equilibrio di cui parlo è un equilibrio instabile, che dura solo per un istante, perché è soggetto ad un’infinità d’interferenze, il più delle quali non dipendono dal nostro volere.
L’umanità sarà sempre spinta nella continua ricerca di un nuovo stato di equilibrio.

Nel tuo sito scrivi “please no tags”..perché?
Le tags appartengono ad un linguaggio molto chiuso: davvero poche persone riescono ad apprezzare e a capire il senso di una tag. Viviamo ormai in una saturazione tale di immagini che, sommate alle tags, creano ormai solo una grandissima confusione: risultato?
Un gran mal di testa.
D’altra parte sono consapevole che se non avessi mai visto delle tags, forse, non avrei mai incominciato a dipingere e a fare quello che sto facendo ora.
Dipingere graffiti, dall’età di 14 anni, è stato sicuramente per me una valida alternativa e, col senno di poi, un ottimo stimolo alla creatività.
Il writing offre tantissimi stimoli alla fantasia, molti di più rispetto per esempio al disegno tradizionale.
Purtroppo c’è sempre meno interesse, da parte di questa società-utilitaristica, di offrire, soprattutto ai bambini, stimoli per la creatività, fantasia ed immaginazione perché, oltre a non avere un utile-diretto, una società con troppa immaginazione rischia di diventare più imprevedibile e quindi più pericolosa per chi la comanda.


E come vivi l’inasprimento delle leggi in tema di graffiti? Credi ci possano essere soluzioni diverse, che ne so, tipo dedicare determinati luoghi ai graffiti?
La pena è il metodo più economico, diretto e facile per cercare di opprimere il “problema”, ma operando solo in questa direzione non si capiranno mai i veri motivi sociali che portano, ragazzi di 13 anni, a dipingere graffiti illegali.
Bisogna poi entrare in quest’altra ottica: l’arte del graffito è un’arte illegale. E’ questa la sua natura, che ci piaccia o no, che la distingue da qualsiasi altro movimento artistico. La grande novità di questo movimento artistico, se così vogliamo chiamarla, è proprio in questo gesto imprevedibile, che non potrà mai essere riconosciuto da una società-utilitaristica.
Per capire meglio prova ad invertire le cose: immagina per un attimo una società dove ognuno è libero di disegnare e scrivere dove vuole ma tutti sono costretti a vestire con lo stesso abito grigio: che succederebbe? Io vedo già stilisti-illegali, più o meno improvvisati, che cuciono abiti colorati...Io non sono più un writer, e sento che ormai non è più necessario lasciare un segno indelebile ma anzi, faccio lavori facilmente rimovibili in modo tale che ognuno sia libero di accettarlo o strapparlo.

Qual è il tuo background? Cosa? Come? Quando? Dove? Perché?
Attratto da incomprensibili disegni fatti con gli spray, incominciai a dipingere graffiti nel 1994. Stanco della limitata espressione di questa forma d’arte sono passato ormai da qualche anno a creare forme di linguaggio più aperte e meno fini a se stesse.
L’intento ora è quello di comunicare messaggi
per risvegliare nell’individuo quelle sensazioni soffocate dalla società attuale.

Come mai le strade, le città?
La città di oggi è schizofrenica, popolata da cittadini distratti. In questa schizofrenia-diffusa ho l’ambizione di far smuovere i pensieri e i sorrisi dell’individuo che cammina. Per il momento, vedo la strada come il mezzo più diretto per poter comunicare con i passanti che sono l’anima stessa della città. Vedo, al contrario, la maggior parte delle gallerie d’ “arte” come una vetrina di prodotti futili per una piccolissima elite borghese e, la maggior parte dei musei d’ “arte” contemporanea come una tomba della stessa “arte” .

La street art sta dando un forte impulso al mondo dell’arte “ufficiale”, ma ne sta anche venendo fagocitata....ci sono sempre più gallerie e musei interessati a ciò che avviene per le strade, per non parlare del fattore commerciale....che ne pensi di tutto questo? La street art è destinata a diventare un fenomeno da galleria?
Qui secondo me c’è da fare un po’ di chiarezza perché questo termine è inflazionato: cosa si intende per street-art? Per come la vivo io, fare street-art, è fare un’opera strettamente legata all’identità di un luogo in cui viene fatta; creare invece un’ immagine ed appiccicarla indistintamente in qualsiasi parte è un pò come fare delle tag più “gentili”, ma il significato non cambia.
L’ interesse da parte delle gallerie è rivolta solo alla novità dell’immagine che la street-art offre, senza coglierne il vero significato, l’essenza. Quello che tu vedi nei musei non è street-art ma museum-art.
Sradicare un’opera dalla strada per metterla in un museo o in vendita, ha lo stesso senso di costruire un igloo in Egitto...ma esistono ovviamente anche dei compromessi... e questo ti spiega il perché di una piramide (di vetro) davanti al Louvre...

Art is everywhere?
In questa saturazione d’immagini nella città attuale, l’unico modo rimasto, a mio avviso, per cogliere l’attenzione del cittadino-camminante-distratto è quello di realizzare un vuoto. Questo vuoto temporaneo è stato creato lasciando appesa, per alcune ore, una tela bianca. La tela appesa non deve cogliere l’attenzione in sè come tela-oggetto-opera ma, deve essere percepita nel suo insieme perché va ad esaltare il paesaggio circostante. Inizialmente è stata pensata senza nessuna scritta, ma per non essere troppo ermetici ho preferito aggiungerci, anche se con un colore chiaro, la scritta Art is everywhere.
Questa provocazione in realtà vuole essere anche un invito per il cittadino a smettere di credere che l’ “arte” sia per pochi eletti e rinchiusa nelle gallerie o nei musei.
Strettamente legata proprio a questa idea, realizzai, sempre a Firenze, il primo Museo d’arte contemporanea immaginato. Non era un museo nella città ma un museo per la città e per i suoi cittadini. E’ stato infatti il primo museo itinerante, gratuito e sempre aperto. Si potevano addirittura toccare le opere esposte e persino fotografarle! Purtroppo sono stato costretto a distruggere tutto poco dopo l’inaugurazione perché cominciavano ad arrivare masse di turisti che lo credevano vero... Nel sito internet verrà presto pubblicato tutto quanto in memoria di questo evento...




Intervista di Giovanni Cervi.© PIGMAG #34 .

sabato 02 luglio 2005